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Roma | cocinayletras

Carnevale della Letteratura

Ai miei cari amici Italiani e a tutti coloro che amino leggere in Italiano, copio sotto le parole di Annarita Ruberto per darvi un’appuntamento da non perdere!

Colpita dall’emozione di essere stata invitata a partecipare di questo splendido evento, vi lascio con un saluto pieno d’affetto e vado in cucina, perché voi conoscete ormai bene le mie passioni ingovernabili…

Oggi è online il Carnevale della Letteratura #2 dove si parla di confini o più precisamente di «Luoghi di confine: la Letteratura incontra…», il tema proposto da Spartaco Mencaroni, uno dei fondatori del primo Carnevale letterario italiano e curatore dell’oderna edizione.

 Potete trovare a questo link la kermesse, che vi consiglio di non perdere per diversi motivi, tra cui:

 – l’originale introduzione e l’intero, affascinante allestimento dell’edizione, organizzati con maestria da Spartaco Mencaroni;

 – i contributi veramente belli ed accattivanti, che spaziano da poesie edite per l’occasione a racconti di confine tra Scienza, Matematica e Letteratura, a contaminazioni tra Cucina e Letteratura, Musica e Letteratura, Chimica e Letteratura e tanto ancora, tra cui non mancano i viaggi onirici e l’esplorazione delle terre ai confini del mare.

Il tutto accompagnato da splendidi brani musicali!!

Prima di andare in cucina ringrazio la cortesia di Spartaco Mencaroni per considerare il mio blog d’interesse a questo Carnevale. Uomo di grande cuore, medico, scrittore, lavoratore esemplare, padre, fiorentino, amico…
Grazie Spartaco!

Marisa Bergamasco

(Affezionata alla scrittura, alla buona cucina, al mangiare bene e ai buoni e grandi affetti, agente di viaggi di professione, sognatrice di vocazione, per sempre…)

Michelangelo: Il Divino

Michelangelo: Il Divino

Letras | Cocina

el-juicio-final-de-miguel-angel1L’artista più grande.

Mi hanno suggerito di provare ad aggiungere qualche intervento in Italiano. Ho detto di sí anche se con molta paura, paura di sbagliare a scrivere, di dire parole che potrebbero disturbare qualcuno, perché sia le parole che i modi di dire sono talmente diversi da un paese all’altro che a volte uno pensa di fare dei complimenti e invece si trova davanti a un interlocutore con gli occhi spalancati che vorrebbe scappare via (e ha ragione, tra l’altro).
Gli amici italiani che ormai mi conoscono abbastanza bene sanno che l’Italia occupa un posto di privilegio nel mio cuore e quindi vi prego, voi che mi state guardando adesso per la prima volta, non arrabbiatevi con me se qualcosa vi fa spalancare gli occhi, sapete che tutto ciò che dirò sarà detto con quell’immenso affetto che ho ricevuto da voi in questi anni in cui i giorni più felici sono stati quelli trascorsi in Italia. Detto con il cuore…

sala-mapas9Qualche anno fa non credevo che fosse possibile piangere per l’arte, ma il secondo giorno che ero a Roma, visitando la Cappella Sistina, sembravo un bambino che aveva smarrito la sua mamma per sempre. Piangevo, piangevo e non riuscivo ne’ a distogliere lo sguardo dal soffitto, né a recuperare la calma. Uno stato purissimo di felicità provocato da un’opera d’arte e da un artista che è già in se stesso opera d’arte.

Sono venuta in Italia emozionata all’idea di conoscere Cortona, mentre la mia amica era sulle tracce di Michelangelo. Aveva letto tutti i libri che sono stati scritti sulla sua vita e le sue opere, e, da vicino, le si sentiva battere il cuore quando cominciava a parlare di lui. Dopo due giorni e un pianto di indescrivibile gioia nella Cappella, anche il mio battito si riusciva a sentire (e persino da lontano) e ho posto subito particolare attenzione ai suoi argomenti. Non sono una critica d’arte e non ho nemmeno studiato la vita di Michelangelo, dunque chiedo scusa per la mia limitata conoscenza. La mia umile ambizione è quella di trasmettervi la mia incapacità a esprimere lo sconcerto che mi colpiva davanti alle sue creazioni, la perplessità, l’ansia e l’angustia, l’afflizione e la perfezione, l’estasi mai avvertita prima così come una evidenza urgente di aver svelato un modo più intenso di stare al mondo…

Mai avvertita prima…

techo-capilla-sixtina1Guardare il viso più triste è fermarsi ferito per qualche tempo dietro al vetro trasparente che protegge la Pietà. Sotto le sue palpebre, socchiuse e pesanti, la vergine giovane custodisce il dolore di quelli che sono stati benedetti oppure scelti per essere lì a guardarla. Giovane vergine sofferente… Se potessi magari abbracciarla…

la-pieta-atras-en-sp1Non credo sia stato casuale incontrare quell’accogliente coppia di spagnoli seduti anche loro sulla panchina accanto al Davide. Dopo aver condiviso la sofferenza per il solito mal di piedi che martirizza i viaggiatori, abbiamo cominciato un’amicizia che dura ancora oggi. E ci domandavamo, assorti, da quale regno discenderà il talento che riesce a fare scorrere il sangue nelle vene di un marmo eternamente fermo? E la tensione dello spirito?

firenze-galeria-de-la-academia-el-david2E allora Carrara. Le cave di marmo. Scusami Dio, ma perché non le hai messe in un posto più basso e raggiungibile? Quando siamo arrivati al bacino di Polvaccio, abbagliata dalla purezza dell’oro bianco, pensavo a lui, ai suoi grandi sacrifici fatti appunto per la sua passione, ai lunghi periodi vissuti in collina per selezionare la materia dei suoi sogni, a una vita creata e consumata intorno all’arte e vissuta solo per l’arte. Quello è l’opera colossale, la sua propria vita, e pensarci mi commuove molto di più che contemplare qualche miracolo di quelli che ci ha lasciato. Un dono di Dio… Tutto lui…

cave-di-marmoE poi il Mosè, e la Pietà del Museo dell’Opera del Duomo, e la Pietà Rondanini a Milano –la cui forza mi ha sconvolto fino alla paura–, e poi le Tombe dei Medici, e poi… e poi… e poi…

milan-cartel-pieta-rondaninimilan-escultura-pieta-rondaniniE poi… il nulla. Dopo l’Immensità mi è rimasta l’impronta vuota del suo dominio.
Per darmi sollievo, torno a Firenze.

dsc03714Non sarà come riempirsi dell’Immensità sebbene visitarla gli somigli molto. Se ci fossero più posti liberi in città avremmo più bellezze da ammirare. Meno male. Perché già così si fa fatica a sopportare la sindrome di Stendhal, come dice una mia amica italiana.
Ogni volta che ci vado, di sera, prima di dormire, devo guardare il Duomo ancora una volta. Sono in hotel e ci penso e una forza mi ci fa andare quasi senza rendermene conto. E all’improvviso sono lì, la testa in alto, senza fiato, in scena il cielo sullo sfondo e stagliati contro di esso il Duomo e il Campanile. Con gli occhi puliti dalla visione, salto dal cielo al marmo in un esercizio splendido che finisce quando la stanchezza vince e me ne vado piano, sempre guardando indietro, il Duomo diventa più piccolo, il cielo più grande, avanzo più lentamente, trattenendo i passi, prolungando la fine, salutando con un ultimo sguardo i piccoli pezzi della cupola in lontananza…

firenze-el-campanile1Spuntino di pere e formaggio

Anche se non esistono vere testimonianze su cosa mangiava l’artista sappiamo che era una persona spirituale, ascetica e frugale, quindi “non adatto” ai piaceri epicurei. Trattandosi di un blog di cucina che vuole conquistare un vasto pubblico di lettori ho dovuto –per forza– trovare un piatto che fosse ugualmente semplice e artistico (rispettando il maestro) oltre ad essere invitante (coccolando me stessa). Per fortuna ho letto un articolo di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, in cui diceva che a Michelangelo piaceva mangiare pere e formaggio, anzi, che mangiava soltanto pere e formaggio. Più che sufficiente. Direi ottimo e suggestivo.

Ispirata dalla sua moderazione –virtù difficilmente raggiungibile per me– e anche nei suoi versi che copio subito ho creato la mia ricetta.

«…venner le frutte, il formaggio e ‘l finocchio,
le pere cotte con qualche sfogliata:
poi quivi stetter lungamente a crocchio
a ragionar…» Michelangelo Buonarroti

spuntino-di-pere-e-formaggioperas-y-manzanas-fotoshopIngredienti: (per 2 persone)

1 pera non troppo matura
1 mela verde
1 finocchio
50 grammi di formaggio blu tagliato a fette sottili
25 grammi di pistacchi tritati grossolanamente
sale marino q.b.
pepe q.b
olio d’oliva q.b.
succo di limone q.b.

Preparazione:

Scegliere le frutte e il finocchio di simili dimensioni.
La mela: lavarla, sbucciarla e tagliarla a metà in senso orizzontale. Toglierle il torsolo e tagliarla a fettine sottili. Con l’aiuto di una forma cilindrica di metallo pareggiare i suoi bordi. Irrorare con succo di limone per non farle annerire.
Il finocchio: lavarlo e tagliarlo a fettine nel senso verticale dello spessore di ½ cm. Con l’aiuto di una forma cilindrica di metallo pareggiare i suoi bordi. Irrorare con succo di limone per non farle annerire.
La pera: lavarla, sbucciarla e tagliarla a metà in senso orizzontale. Toglierle il torsolo e tagliarla a fettine dello spessore di ½ cm. Con l’aiuto di una forma cilindrica di metallo pareggiare i suoi bordi.

cuartetoDisporre la pera e il finocchio in una teglia, condire con un goccio di olio e appena del sale e cuocere in forno già caldo alla temperatura di 200º su entrambi i lati per circa 10 minuti o fino a completa doratura. Togliere dal forno e lasciare intiepidire.

dsc05379Su un piatto da portata preparare lo spuntino alternando prima una fetta di mela, una di formaggio, una di finocchio, un’altra di formaggio e terminare con la fetta di pera. Cospargere coi pistacchi e il pepe.

dsc05407Opzionale: versare sopra una spruzzatina di un buon aceto balsamico.

* Questo spuntino può essere servito accompagnato da una insalata di rucola e pistacchi condita con olio d’oliva, succo di limone oppure aceto balsamico e sale marino.

dsc05395Marisa Bergamasco

(Affezionata alla scrittura, alla buona cucina, al mangiare bene e ai buoni e grandi affetti, agente di viaggi di professione, sognatrice di vocazione, per sempre…)

Italia es una madre…

Italia es una madre…

_T8O6983Italia es una patria, una madre, un cobijo para mí, y una razón para volver siempre, desde que estuve por primera vez hace pocos años atrás. Con gran desorden regresé de mi viaje sonriendo desde el estómago, feliz y despreocupada, tan pero tan feliz que yo, con poca costumbre -por naturaleza y carácter y otros etcéteras que vinieron luego- a cualquier ostentación del júbilo, llegué hablando casi profesionalmente de la real alegría, incomprendida por todos, imagínese usted. Qué importa.

Viajes como chiles robustos que nos invaden apenas morderlos. Y dígame entonces, quién nos saca su presencia de la boca y de la sangre? Quién puede enjuagarse un viaje de la piel como si tal cosa? Viajes que nos dejan parados en una realidad más bella y muy difícil, pues su carga atroz de energía nos embarca en veintiún proyectos nuevos que harto trabajo requerirán de nosotros; viajes que nos dejan perdidos en un aire enamorado de recién; o nos encuentran enlazando el futuro, un plan tras el otro, sin objeciones. Todavía nos son posibles los sueños?, me digo mientras sueño con el próximo viaje…

mayo-18-cortona-walking-tour-014Viajes que nos hacen de amigos para siempre. Encontré algunos. Bendición. Tesoros como reliquias para conservar con todos sus cuidados.

dsc01475Viajes en los que habría que invertir hasta el honor que nos llevamos, el de uno y el de quien nos acompaña, si conseguimos con los dos alargar la estadía.

Viajes que debieran ser obligatorios. Viajes que nos cambian, que nos atemorizan. Viajes que nos exigen ser mejores, doblemente generosos, más precisos de ropas, más livianos de angustias.

dsc035911Incomprendida por muchos, sigo acá feliz, contando, hilarante, lo inexplicablemente bello de estos viajes a Italia, complacida en la abundancia de tales recuerdos, y más aún pendiente del milagro de mañana…

dsc03743

firenze-mercado-comprando-higosMarisa Bergamasco
(Aficionada a la escritura, al buen cocinar y al buen comer y a los buenos y grandes cariños, de profesión agente de viajes, soñadora de vocación, por siempre…)

Estrenando Blog: Cocina y letras …

Estrenando  Blog: Cocina y letras …

Letras | Cocina

Iniciar un blog, a excepción de los avatares que para mí significa su implementación en la Web –por falta de habilidad e interés en estos temas en los que debería necesariamente ocuparme– es más sencillo que visitarlo luego con regularidad y mucho menos pretencioso que escribirlo siempre con la alegría anticipada de que quizá a usted, o de pronto a usted, o a usted mismo, sí, no se de vuelta, a usted, le guste y comparta conmigo y con otros sus pareceres.

dsc02515Escribo desde niña, bien o mal, y he visto desde siempre cocinar a mi madre. Cocino desde la adolescencia, o un poco antes de eso, preparando cada sábado una torta distinta para mi papá que llegaba de trabajar en el campo y saludaba con la pregunta: “Qué torta hiciste hoy”. Horneé todas las que proponía un libro que mi madre había comprado, y me esmeré sobre todo en aquellas que desafiaban hasta las mismas nociones de equilibrio en el armado o la paciencia de cualquier jovencita en su elaboración lenta y complicada. Qué importa. Su pregunta era mi premio.

Cociné como mi mamá, luego macrobiótico, light, proteico, con carnes y sin, sin amor nunca, sin gluten últimamente, con el mediterráneo me quedé más tiempo, y aún desde allí, con mis tres pasiones en vilo: la cocina, la escritura e Italia, intentaré que usted disfrute de estas letras con igual ansiedad renovada con la que habré de llegar, ojalá puntualmente, a este sitio.

dsc02513dsc02893Si está del otro lado, le doy las gracias, a los demás, dejo la invitación humilde para que nos acompañen de tanto en tanto. Sus preguntas harán de premios.

Adelantándome a nuestra próxima cita en la que hablaremos sobre el aceite de oliva, dejo una receta de Catón, político, escritor y militar romano, que vivió en el Siglo III antes de Cristo, y que evidencia que ya en aquella época el aceite no sólo se usaba como principal ingrediente de todo tipo de salsas, sino también para freír.

dsc04822Bolitas de queso de oveja (del tratado De Agri Cultura, Catón)

Ingredientes:
Queso de oveja *
Salvado de trigo
Aceite de oliva para freír
Miel
Semillas de amapola

dsc04832dsc04839Preparación:
Mezclar en un bowl igual cantidad de queso de oveja con salvado de trigo y formar pequeñas bolitas. Calentar el aceite y freírlas de a una a dos por vez, moviéndolas cuidadosamente con dos cucharas de madera.
Cuando están listas, retirarlas del fuego, rociarlas con miel y espolvorear encima semillas de amapola. Servir.

dsc04842* Puede utilizar queso de cabra o algún tipo de queso más bien cremoso.

dsc04847dsc04855Marisa Bergamasco

(Aficionada a la escritura, al buen cocinar y al buen comer y a los buenos y grandes cariños, de profesión agente de viajes, soñadora de vocación, por siempre…)